LIMEN · OSSERVATORIO · ANALISI 2026

Osservatorio · analisi

Il Canale d'Otranto, dove l'Europa meridionale attacca la spina

Settantadue chilometri di mare separano la Puglia dall'Albania. In quel tratto approdano — o approderanno — il gas del Caspio, l'elettricità greca, le rinnovabili albanesi e, se mai si farà, il gas del Mediterraneo orientale. Da lì entra il 16% del gas che l'Italia importa; e nel giacimento che lo produce siedono un gruppo russo sotto sanzioni e la controllata di una compagnia di Stato iraniana. Una ricognizione su ciò che è documentato, su ciò che le deroghe tengono in piedi, e su ciò che non sappiamo.

Osservatorio LIMEN 26 luglio 2026 · aggiornato il 2 agosto 2026 Energia · infrastrutture · sovranità Lettura: 10 minuti

Chi guarda una carta dell'Adriatico vede un imbuto. In fondo, dove il mare si stringe tra il tacco d'Italia e la costa albanese, c'è un passaggio largo poco più di settanta chilometri: il Canale d'Otranto. Per secoli è stato una frontiera militare e una rotta di migranti. Da qualche anno è diventato qualcos'altro, che si vede meno perché corre sott'acqua: la porta da cui l'energia entra in Europa da sud-est.

Non è una metafora. È un elenco di opere, ciascuna con la sua data, la sua potenza e i suoi proprietari. Vale la pena metterle in fila, perché prese una per una sono notizie locali — un cantiere, un microtunnel, un memorandum — e messe insieme sono un fatto geopolitico.

01Cosa approda, e quando

Il primo cavo arriva nel 2002: l'elettrodotto GRITA collega la Grecia alla Puglia, 500 megawatt in corrente continua, centosessantatré chilometri di cui settantuno adagiati a mille metri di profondità. Approda a Galatina, in provincia di Lecce.

Il salto avviene nel dicembre 2020, quando entra in esercizio il TAP, tratta finale del Corridoio meridionale del gas: tremilacinquecento chilometri dal giacimento azero di Shah Deniz II, di cui ottocentosettantotto in territorio europeo, per venire a galla su una spiaggia di San Foca attraverso un microtunnel e finire al terminale di Melendugno, otto chilometri nell'entroterra. Dieci miliardi di metri cubi l'anno, che il memorandum firmato dalla Commissione europea a Baku nel luglio 2022 punta a raddoppiare entro il 2027.

Poi vengono i progetti. Nel gennaio 2025, ad Abu Dhabi, Italia, Albania ed Emirati Arabi Uniti firmano un accordo da circa un miliardo di euro per un collegamento sottomarino che porterà in Puglia rinnovabili prodotte in Albania: lo costruiranno Terna e la compagnia emiratina Taqa, e dall'altra parte del mare partirà da Valona. Nel maggio 2025 Terna e la greca IPTO firmano il memorandum per GRITA 2: mille megawatt, trecento chilometri di cui duecentoquaranta sottomarini, un miliardo e nove di investimento. Il cavo approderà nel comune di Melendugno; la stazione di conversione sorgerà a Galatina.

Resta sullo sfondo il progetto più grande e più incerto, EastMed-Poseidon: millequattrocentosettanta chilometri per portare in Europa il gas dei giacimenti israeliani e ciprioti, con approdo previsto a Otranto. È nella lista europea dei progetti di interesse comune dal 2013, riconfermato nel 2022, e ha già ricevuto oltre trentasei milioni di fondi UE; ma dopo il ritiro del sostegno americano nel gennaio 2022 e le obiezioni turche, il tracciato potrebbe essere deviato attraverso l'Egitto — o non farsi affatto.

PUGLIA ALBANIA CANALE D'OTRANTO · ~72 km Italia–Albania · Terna + Taqa (EAU) ~1 mld € · accordo gen 2025 · in progetto GRITA 2 · Terna + IPTO (Grecia) 1.000 MW · 1,9 mld € · MoU mag 2025 · in progetto TAP · gas azero — SOCAR 20% 10 mld m³/anno · in esercizio dal 2020 EastMed-Poseidon · gas del Mediterraneo orientale approdo previsto Otranto · incerto Puglia Melendugno conversione a Galatina San Foca (Melendugno) Otranto Valona Isola di Sazan ex base militare → resort
Schema, non carta geografica. Le opere in esercizio sono a tratto pieno, i progetti tratteggiati. Le posizioni sono indicative; le potenze, gli importi e le date sono quelli dichiarati dai promotori e dalle fonti in calce.

02Chi c'è nel capitale

Qui la ricognizione smette di essere ingegneria e diventa politica. Perché due delle opere che attraversano o attraverseranno il canale hanno nel capitale compagnie di Stato di paesi terzi.

Il TAP appartiene in quote uguali del venti per cento a cinque soci: BP, Snam, Fluxys, Enagás e SOCAR, la compagnia petrolifera di Stato dell'Azerbaijan — assetto stabilizzatosi dopo la cessione della quota Axpo nel 2023. Lo Stato azero è dunque comproprietario dell'infrastruttura che porta il gas fino a una spiaggia salentina.

Conviene però dire subito che cosa quel venti per cento non è. Non è controllo: è la stessa quota che detiene Snam, in un consorzio in cui nessuno ha la maggioranza. Chi si ferma qui ha in mano un fatto di proprietà, non una leva — e chi lo racconta come se le due cose coincidessero sta facendo un'insinuazione, non un'analisi. La leva, se c'è, sta altrove: per trovarla bisogna risalire il tubo fino al giacimento che lo riempie.

Il collegamento con l'Albania nasce invece da un accordo a tre in cui il partner industriale è Taqa, la compagnia energetica di Abu Dhabi. È un investimento, non un'acquisizione ostile; ma è un'altra tessera dello stesso mosaico: chi possiede i fili conta quanto chi possiede le centrali.

Chi possiede i fili conta quanto chi possiede le centrali.
OperaCosa portaCapitale non europeoStato
TAP
San Foca–Melendugno
Gas azero, 10 mld m³/aSOCAR (Azerbaijan) 20%In esercizio
GRITA
Galatina
Elettricità, 500 MWIn esercizio
GRITA 2
Melendugno–Galatina
Elettricità, 1.000 MWMoU 2025
Italia–Albania
Valona–Puglia
Rinnovabili albanesiTaqa (Emirati Arabi Uniti)Accordo 2025
EastMed-Poseidon
Otranto
Gas del Mediterraneo orientaleIncerto

03Il giacimento a monte

Un gasdotto non è un mercato: il TAP non compra il gas da chi capita. Trasporta quello di un solo campo, Shah Deniz, nel Caspio azero. La domanda su chi possiede l'infrastruttura, posta al tubo, ha una risposta rassicurante. Posta al giacimento, ne ha un'altra.

Socio di Shah DenizQuotaChi è
bp29,99%operatore del campo, Regno Unito
Lukoil19,99%il maggiore gruppo petrolifero privato russo — designato dagli Stati Uniti il 22 ottobre 2025
TPAO19,00%compagnia di Stato turca
SGC16,02%veicolo dello Stato azero
NICO10,00%Naftiran Intertrade, controllata della compagnia petrolifera di Stato iraniana
MVM5,00%compagnia di Stato ungherese
Abbiamo cambiato la rotta, non i proprietari.

Il Corridoio meridionale è stato costruito per ridurre la dipendenza europea dal gas russo. Nel capitale del campo che lo alimenta ci sono un gruppo russo sotto sanzioni americane e la controllata di una compagnia di Stato iraniana.

Qui serve una precisazione, o diventiamo quello che critichiamo. Il gas non è russo: le molecole sono azere, e una quota societaria non è una fornitura. Ma le sanzioni non colpiscono le molecole, colpiscono i pagamenti — e infatti oggi quella fornitura cammina su due deroghe scritte.

Le due licenze, e una data

Il Regno Unito ha esteso alle entità controllate da Lukoil e Rosneft la licenza generale INT/2025/5635700, che consente di proseguire i rapporti d'affari limitatamente a un elenco di «progetti esentati». Shah Deniz è in quell'elenco, insieme al South Caucasus Pipeline e all'Azerbaijan Gas Supply Company: applicazione dal 15 ottobre 2025, scadenza il 14 ottobre 2027.

Per l'iraniana NICO c'è una licenza separata, INT/2025/7363752 del 29 settembre 2025: autorizza le attività necessarie alla continuazione del progetto Shah Deniz a condizione che nessun pagamento arrivi direttamente alla società designata.

Sono licenze britanniche, e vincolano soggetti e istituti del Regno Unito. Un compratore italiano risponde al diritto dell'Unione — che nel diciannovesimo pacchetto non ha designato Lukoil direttamente, colpendo invece la sua controllata di trading negli Emirati — e alla propria esposizione verso le sanzioni americane, che passa dalle banche e dalla valuta prima che dai contratti. Il quadro europeo, su questo punto, è la parte che non abbiamo verificato fino in fondo.

Quanto pesa, in concreto. Nel 2025 l'Italia ha importato circa 61 miliardi di metri cubi di gas; poco meno di dieci sono arrivati dall'Azerbaijan attraverso il TAP, cioè intorno al 16 per cento — secondo fornitore via tubo dopo l'Algeria. È la quota che entra da quel microtunnel su una spiaggia di San Foca. E la traiettoria è in salita: il memorandum firmato a Baku dalla Commissione nel 2022 punta a raddoppiare i volumi entro il 2027, e la capacità è già stata ampliata.

Va detto anche il resto del quadro, perché la dipendenza ha due lati: l'Italia è il primo cliente del gas azero, e per Baku perdere quel mercato sarebbe un problema di bilancio. Non siamo davanti a un ricatto pronto all'uso. Siamo davanti a una concentrazione: un solo campo, un solo tubo, un solo punto d'approdo — e nel capitale del campo due soggetti che stanno dal lato sbagliato di due regimi sanzionatori. Resta il fatto che l'Unione ha scelto, come alternativa alla dipendenza russa, un fornitore governato da un regime autoritario: Ursula von der Leyen definì Baku «partner affidabile» poco più di un anno prima dell'offensiva nel Nagorno-Karabakh.

Per l'impresa

Chi ha contratti indicizzati al gas o produzione energivora non deve valutare una tesi geopolitica, ma una data: il 14 ottobre 2027, quando l'esenzione andrà rinnovata o scadrà. Le deroghe di questo tipo si rinnovano quasi sempre — ma «quasi sempre» è un'ipotesi di rischio, non un dato di fatto. La Bulgaria, che si è ritrovata a mettere sotto amministrazione la raffineria Lukoil di Burgas, mostra che cosa succede quando la deroga non copre più.

04L'altra sponda

Il cavo per l'Albania parte da Valona. È la stessa baia all'imboccatura della quale sorge l'isola di Sazan, ex base militare del regime di Hoxha, disabitata, chiusa per decenni: il luogo da cui si controlla l'accesso al canale. Nel gennaio 2025 il governo di Edi Rama ha concesso lo status di «investitore strategico» — cioè permessi accelerati — al progetto di un mega-resort da oltre un miliardo e mezzo di euro promosso da una società legata ad Affinity Partners di Jared Kushner, dopo aver modificato nel 2024 la legge sulle aree protette per renderlo possibile. La procura speciale anticorruzione albanese, SPAK, indaga sul declassamento dell'area protetta di Vjosa-Narta, sull'aggiramento delle gare e sull'origine dei fondi.

Perché è sulla mappa

Sazan compare nell'Osservatorio LIMEN non per la nazionalità di chi investe, ma per un fatto verificabile: uno Stato ha cambiato una legge ambientale e concesso una corsia preferenziale per un'opera privata su un'ex installazione militare in posizione strategica — e la sua stessa procura anticorruzione sta indagando.

05Quello che non sappiamo

Fin qui i fatti. Ora la parte onesta: c'è una domanda che circola e che questa ricognizione non è in grado di risolvere. Negli stessi anni in cui il canale diventava un nodo energetico, la costa pugliese ha conosciuto un'ondata di acquisti immobiliari stranieri — ville, masserie, resort di lusso, in qualche caso con contenziosi ambientali e concessioni pubbliche discusse, come per il progetto di Costa Merlata a Ostuni, contro il quale Italia Nostra e Legambiente hanno fatto ricorso al TAR. Qualcuno vi legge un disegno: che il capitale privato si stia posizionando dove passeranno i corridoi.

Ipotesi, non notizia

Questa lettura, allo stato, non è dimostrata da nulla di ciò che abbiamo potuto verificare. Vale la pena dire perché, perché il modo in cui si scarta un'ipotesi conta quanto il modo in cui la si conferma.

La scala non regge come indizio. Il Salento è lungo un centinaio di chilometri: in un territorio simile, ogni cosa è «vicina» a ogni altra. La prossimità tra un resort e un terminale non dice niente finché non si misura contro il caso.

Esiste una spiegazione più semplice e sufficiente: la costa pugliese è bella e costa ancora una frazione della Costa Smeralda o della Toscana, in un mercato del turismo di lusso che si muove in tutto il Mediterraneo — dalla Croazia alla Grecia, dove i golden visa hanno fatto molto più danno.

Che cosa la renderebbe una notizia. Gli stessi soggetti nelle due partite; terreni acquistati in adiacenza alle servitù infrastrutturali; atti, corrispondenza o una strategia dichiarata. Sono cose che si trovano negli archivi catastali e nelle carte, non nelle correlazioni su una mappa. Se salteranno fuori, lo scriveremo — con le fonti.

Nel frattempo la cosa da guardare è più semplice, e più grande. Un tratto di mare largo settantadue chilometri sta diventando il punto in cui l'Europa meridionale si collega al resto del mondo per l'energia. Nel capitale delle opere che lo attraversano, e in quello del giacimento che le riempie, ci sono le compagnie di Stato di Azerbaijan, Turchia, Iran ed Emirati, più il maggiore gruppo petrolifero privato russo. Non serve un complotto perché questo sia un problema di sovranità. Basta la contabilità delle quote — e un calendario, che a oggi segna il 14 ottobre 2027.

Vedi i casi sulla mappa → Le inchieste → TAP · Sazan · gas di Baku · rete Diyanet in Albania
Fonti
  1. TAP AG, assetto azionario; Enagás, comunicato sulla cessione Axpo (2023).
  2. Global Energy Monitor, Trans-Adriatic Pipeline.
  3. Terna, opuscolo informativo GRITA 2; memorandum Terna–IPTO, maggio 2025.
  4. Accordo Italia–Albania–Emirati Arabi Uniti, World Future Energy Summit, Abu Dhabi, gennaio 2025 (Terna–Taqa).
  5. IGI Poseidon, progetto EastMed-Poseidon; Commissione europea, lista dei progetti di interesse comune.
  6. Assetto del consorzio Shah Deniz: Lukoil, comunicato sull'acquisto del 9,99% da Petronas (2022, salita al 19,99%); quote aggiornate come pubblicate dall'operatore bp.
  7. OFSI — HM Treasury, General Licence INT/2025/5635700 «Russian Oil Exempt Projects»: Schedule 1 elenca Shah Deniz, South Caucasus Pipeline e Azerbaijan Gas Supply Company, applicazione 15 ottobre 2025, scadenza 14 ottobre 2027 (testo consolidato al 24 febbraio 2026).
  8. OFSI — HM Treasury, General Licence INT/2025/7363752 «Shah Deniz Project Activities», 29 settembre 2025 (nessun pagamento diretto a NICO).
  9. Designazione di Lukoil e Rosneft da parte dell'OFAC, 22 ottobre 2025; Consiglio dell'Unione europea, diciannovesimo pacchetto di sanzioni, 23 ottobre 2025.
  10. Volumi 2025 delle importazioni italiane di gas e quota azera: dati di stampa su base Snam/MASE — cifre arrotondate, da riverificare sul bilancio annuale Snam prima di ogni riuso.
  11. Balkan Insight, inchiesta sul progetto di Sazan (2026).
  12. Sul contenzioso di Costa Merlata a Ostuni: ricorso al TAR di Italia Nostra e Legambiente contro la concessione ZES, luglio 2026.